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Bianco di Custoza 2000
Azienda agricola
La Cavalchina
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Vendemmia: 2000
Categoria: Vino bianco Doc
Uve: Uve Fernanda, Trebbiano, Garganega, Trebbianello
Gradaz. Alcolica: 12° vol.
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Bianco di Custoza 2000 Azienda agricola La Cavalchina
Az. Agr. Cavalchina
Via Sommacampagna 7 - 37060 Custoza (VR)
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in collaborazione con:

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Per nove persone su dieci la parola Custoza evoca immediatamente il nome di una località teatro di battaglie combattute nel 1848 e nel 1866, nel corso della prima e della terza guerra d'indipendenza italiana, che videro protagonisti, il 24-25 luglio 1848, l'esercito austriaco, al comando del maresciallo Radetzky e l'esercito piemontese di Carlo Alberto ed il 24 giugno 1866 l'esercito italiano comandato dai generali Alfonso La Marmora ed Enrico Cialdini, che sebbene superiore come forze, fu battuto dalle truppe austriache al comando dell'arciduca Alberto d'Asburgo e fu costretto a ripiegare oltre il Mincio.
Pur conservando la propria memoria risorgimentale di "terra di sassi e di pallottole", come è stata efficacemente definita, e conservando vestigia oggetto di continue visite come la cascina del tamburino sardo celebrato da Edmondo De Amicis, combattente a Custoza nel 1866, nel libro Cuore, il monumento ai granatieri della brigata Sardegna e l'inconfondibile Ossario, inaugurato nel 1879 da re Vittorio Emanuele II, un caratteristico dito di pietra alto 38 metri, che ospita un piccolo museo e raccoglie i resti mortali di soldati italiani ed austriaci, Custoza, frazione di Sommacampagna, dal 1971 si è ritagliata uno spazio anche negli annali dell'enologia italiana, con la firma del decreto che riconosceva la dignità di Doc al Bianco di Custoza. |
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Una firma che non faceva altro che formalizzare e sancire una vocazione enologica che viene da lontano e che nei nove comuni che compongono la zona di produzione, Bussolengo, Castelnuovo del Garda, Lazise, Pastrengo, Peschiera del Garda, Sommacampagna, Sona, Valeggio sul Mincio e Villafranca di Verona, e che il visitatore attento e non frettoloso può incontrare muovendosi in quella splendida zona collinare morenica che dall'entroterra del Garda e da Peschiera in particolare si allarga sono alla periferia di Verona e al basso mantovano, a Valeggio sul Mincio, terra di celeberrimi tortelli e anello di congiunzione tra la regione gardesana e quella padana.
In questa terra, piena di luce, dove, come ha scritto con stile incisivo e poetico il giornalista veronese Morello Pecchioli, autore di Il Bianco di Custoza (240 pagg. 42.000 lire - 2000 Morganti editore Sommacampagna - morgantied@tiscalinet.it ) il vino, porta con sé "il respiro del ghiacciaio che migliaia e migliaia d'anni fa occupò la fossa tettonica del Benàco, allungando la sua enorme lingua dalle Giudicarie alla pianura" e reca traccia, già dal primo sorso del candido algore di quelle masse glaciali che sgretolavano le montagne, trasportando macigni, rocce e pietre a valle. Nei sassi e nella terra ghiaiosa che formarono le morene, gli attuali colli del retroterra gardesano, c'è il dna di quei fenomenali padri che furono i ghiacciai, i fiumi e gli agenti atmosferici", e le viti "spaccano i sassi per trarne sali minerali da trasformare in vita".
Sarà la collocazione geografica e la non eccelsa fama dei vini gardesani o della piana veronese, eppure il Bianco di Custoza, forse a causa dell'indubbia confusione creata dalla pessima abitudine di produrlo in molteplici e contraddittorie tipologie, vino bianco fermo base, vino bianco fermo superiore, vino bianco fermo superiore elevato in barrique, e poi spumante, Charmat e metodo classico, e ancora passito, con un disciplinare di produzione che ancora oggi, nel 2001 !, consente una resa massima di 120 quintali per ettaro, non gode ancora della notorietà che meriterebbe al di fuori dei confini regionali.
Molti i produttori che cercano di migliorarne l'identità e l'appeal, aziende come Arvedi D'Emilei a Cavalcaselle, Corte Gardoni a Valeggio sul Mincio, Lenotti a Bardolino, Le Tende a Colà di Lazise, Le Vigne di San Pietro a Sommacampagna, Sparici Landini a Sona, ma crediamo di non fare torto a nessuno individuando nell'azienda agricola Cavalchina di Custoza, situata sulle colline dell'anfiteatro morenico del Lago di Garda e di proprietà della famiglia Piona dai primi del secolo, la cantina che oggi meglio di qualunque altra ha assunto il ruolo di portabandiera della denominazione.
In questa azienda che risente favorevolmente della vicinanza del lago di Garda i terreni sono di medio impasto calcareo-argilloso con prevalenza calcarea, con abbondante scheletro e grande eterogeneità come in tutti i terreni morenici e le forme di impianto impiegate vanno dal doppio archetto, al cordone speronato alla pergola e al Guyot.
Impostata da Luciano Piona, che nell'immediato dopoguerra ha costruito la cantina, rimasta invariata nell'architettura sino ad oggi, e introdusse nel vigneto, negli anni trenta, accanto alle uve tradizionali della zona (il Tocai detto trebbianello ed il Sauvignon), anche il Cortese, la Garganega, il Trebbiano toscano e la Malvasia, puntando a produrre un vino che potesse fare concorrenza al Soave, l'azienda è poi stata condotta dal figlio Giulietto, e oggi da Luciano, nipote del fondatore, che ha migliorato la coltivazione della vite e curando anche l'azienda gemella, la Prendina, ha introdotto notevoli sperimentazioni, come ad esempio la produzione di uno straordinario passito, le Pergole del Sole, ottenuto da uve Müller Thurgau.
Il Bianco di Custoza gli piace così tanto che non si accontenta di produrne uno solo, ma al "base", una produzione media sulle centocinquantamila bottiglie, ha affiancato dall"annata 1996 seimila bottiglie di una speciale selezione, denominata Amedeo, che deve il suo nome ad un episodio storico, il ferimento, nel 1866, durante la Terza Guerra d'Indipendenza, del Principe Amedeo di Savoia, colpito in un vigneto ora di proprietà dell'azienda agricola, come attesta il cippo in ardesia posto all'ingresso. Vino singolare ed interessante, con la Garganega fermentata e affinata in botti di rovere di Slavonia che assicura maggiore struttura, consistenza e pienezza.
Il Bianco di Custoza che maggiormente m'interessa però, e che mi spinge a parlare senza esitazioni di un vino perfetto per questa stagione e per la cucina estiva, piacevolissimo, genuino, autentico, facile da capire e da apprezzare, è il vino base, che nasce da uve provenienti dai vigneti Casella, Mandolara, Bacino, Bianchette, Cavalchina, da un 30% di Fernanda, 30% Trebbiano, 30% Garganega, 10% Trebbianello (clone di Tocai), raccolte a diverse epoche di maturazione, primi di settembre per il Trebbianello, metà settembre per la Fernanda ed inizio ottobre per Trebbiano e Garganega e vinificate separatamente.
La Fernanda, (clone di Custoza variante del Cortese piemontese) per il suo carattere semi-aromatico viene macerata per poche ore prima della pressatura ed i vini vengono lasciati a contatto con i lieviti sino a gennaio/febbraio, quando viene formata la cuvée definitiva.
L'annata 2000 è stata un'annata particolarmente felice per il Bianco di Custoza della Cavalchina e lo si capisce sin dal primo approccio, dal primo sguardo al colore paglierino dorato traslucido, di sinuosa, lunare luminosità e ricco di sfumature verdognole, e dall'esame olfattivo, che rivela un naso freschissimo, floreale vivace e nervoso, con note di fiori bianchi, salvia, pesca bianca e accenni minerali in evidenza, a formare un bouquet accattivante e allegro come pochi. La bocca conferma in pieno la vivacità e la freschezza quasi di ghiaccio, con un frutto succoso e nitido, una bella dolcezza, una ricchezza di sale esaltata da un'acidità lunga e da un grande equilibrio, da un finale inconfondibile che ricorda la nocciola e la mandorla appena sbucciate ed è ben sottolineato, lungo e preciso.
Ottimo vino aperitivo, ma straordinario sull'intera gamma dei pesci gardesani, dal mitico carpione di profondità dell'alto lago, al coregone, al cavedano, alla trota, senza trascurare i filetti di pesce persico, il luccio in salsa mantovana, le sardine e le aole, e l'intera gamma degli antipasti freddi e dei primi piatti (tortellini di Valeggio su tutti, tortelloni al radicchio rosso di Verona, ma anche risotto con la tinca o le rane, o con asparagi o piselli).
Franco Ziliani |
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