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Campi Flegrei Falanghina Doc 2000
Cantine Farro
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Vendemmia: 2000
Categoria: Vino bianco Doc
Uve: Uve Falanghina
Gradaz. Alcolica: 12,5° vol.
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Campi Flegrei Falanghina Doc 2000 Cantine Farro
Cantine Farro
Via Virgilio 30/36 - Bacoli (NA)
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in collaborazione con:

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Nella galassia dei vini della Campania, l'Enotria tellus che con il Falerno ed il Cecubo, vini citati e celebrati da Plinio, conobbe i primi cru dell'antichità, in un universo popolato da squisitezze come il Greco di Tufo, il Taurasi, i Lacryma Christi del Vesuvio, l'Aglianico di Sant'Agata dei Goti, il Biancolella d'Ischia, il Fiano d'Avellino, prodotto in un numero ristretto di comuni dell'area collinare della provincia irpina, è forse il vino più prestigioso. Il Fiano, (da uve dell'omonimo vitigno), si é affermato e ha consolidato la propria immagine di vino bianco di facile beva, ben secco, fine, dal bouquet floreale ed elegante, grazie alle versioni, più diffuse, vinificate e affinate in acciaio, che sono commercializzate, spesso troppo presto, già a pochi mesi dalla vendemmia.
La storia e la tradizione del Fiano, vino di antichissime origini, prevede però anche la fermentazione e l'affinamento in legno, per dare al vino ancora più struttura e consistenza e possibilità di durare nel tempo. In passato erano preferiti i grandi fusti di rovere di Slavonia, mentre oggi la moda prevede l'uso della barrique francese da 225 litri. Con un'operazione culturale di recupero delle antiche tradizioni, l'azienda che più di qualsiasi altra simboleggia il passato ed il presente di questo vino, la casa vinicola Mastroberardino di Atripalda, ha creato un Fiano che sin dal nome, More Maiorum, intende rendere omaggio allo stile degli antenati, rispettandone e riproponendone le usanze. Ed il risultato, con l'annata 1997, fermentata e poi affinata in legno per sei mesi e quindi lasciata a riposare in bottiglia per due anni e mezzo, lascia capire che i vignaioli d'antan erano tutt'altro che sprovveduti e che questa antica via meriti di essere ripresa.
La Campania dei vini bianchi, però, non è solo la patria del Fiano d'Avellino e del Greco di Tufo, oppure del poco noto, ma delizioso, Asprinio d'Aversa, ottenuto dalle alberate appoggiate ai pioppi ed insuperabile sui frutti di mare serviti a crudo, ma sta diventando, (come testimonia anche il bel sito Internet www.terranostra.campania.it , che ha il pregio di presentare anche le offerte in materia agrituristica della regione, provincia per provincia), sempre più dominio anche di una varietà a bacca bianca che sta offrendo ottimi risultati in diverse aree.
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Stiamo parlando della Falanghina, (chiamata anche Fallanghina, Uva Falerna, Biancuzita, Falerno Veronese, Falanghina Verace), un vitigno particolarmente vigoroso divenuto noto al grande pubblico quando si è cominciato a vinificarlo in purezza e a imbottigliarlo con questo nome, (che deriva dalla corruzione di Falernina) ed esprime bianchi di straordinaria piacevolezza, sapidi, freschi, vivaci, pieni di nerbo.
Come ci documenta in maniera puntuale l'ottimo sito www.lavinium.com la Falanghina in Campania oggi entra in purezza o in uvaggio nella composizione dei seguenti vini:
Campi Flegrei: 50-70%
Capri: fino al 20%
Costa d'Amalfi: almeno il 40%
Falerno del Massico: 100%
Galluccio: 100%
Guardiolo o Guardia Sanframondi: da sola o in uvaggio (20-30%)
Penisola Sorrentina: da sola o in uvaggio
Sannio Beneventano: da sola o in uvaggio
Sant'Agata dei Goti: da sola o in uvaggio
Solopaca: da sola o in uvaggio (20-40%)
Taburno: da sola o in uvaggio (30-40%)
Vesuvio: in uvaggio
Una delle migliori qualità di quest'uva consiste nel fatto che, qualunque sia la zona dove viene coltivata, il vino che se ne ricava conserva inalterate le sue caratteristiche organolettiche e lo spiccato carattere varietale, anche se una distribuzione massiccia su tutto il territorio regionale rischia di farla diventare quasi una sorta di Chardonnay campano
Molti i produttori che lavorano bene sulla e con la Falanghina, tra i migliori possiamo annoverare la Cantina del Taburno (0824 871338), Grotta del Sole
Sole a Quarto (081 8769470), Mustilli (0823 717433), Terredora Di Paolo (0825 968215), l'Antica Masseria Venditti (0824 940306) e Mastroberardino (0825 614111). La più recente e positiva sorpresa viene però da un produttore, Cantine Farro, che dal 1926 opera nella zona all'immediata periferia di Napoli, a Bacoli, e che nelle ultime annate ha avviato un vigoroso, intelligente ed illuminato piano di recupero e valorizzazione dei vitigni e dei vini della storica area dei Campi Flegrei, (Falanghina e Piedirosso) da vigneti posti su terreni vulcanici che hanno riservato la coltura della vite dal flagello della fillossera di fine Ottocento e spesso sono ancora su piede franco, e non innestate su vite americana.
Ottimo, da uve provenienti dall'area di Pozzuoli, Monte di Procida e Cuma, il cru denominato Le Cigliate, prodotto da una selezione delle migliori uve di Falanghina provenienti, come dice il nome, dai cigli dei vulcani flegrei, area di sorgenti termali, fumarole, tufi grigi e gialli. Un vino di sicuro carattere, che si propone con un bouquet aromatico spiccato, con note nitidissime di pesca noce matura, di nocciola fresca, di mandorle e fiori bianchi, ben armonizzate in un quadro di grande sapidità e freschezza.
Il vino che in attesa di assaggiare il rosso Piedirosso Per e Palummo, ci ha però colpito di più, anche considerando lo straordinario rapporto prezzo-qualità, (9500 lire contro le 15 mila richieste per Le Cigliate) è la Falanghina base, un vino dalla freschezza e dall'immediatezza sorprendenti e contagiose, che invoglia fantasticamente al bere e che mette allegria.
Colore paglierino abbastanza carico e traslucido, appare subito ricco di nerbo, vivacissimo, "zergo", per riprendere una definizione bellissima, fulminante e assolutamente intraducibile - coniata da Veronelli, profumato e fragrante, con note di salvia, biancospino e magnolia ed una tale orgogliosa pronunciata salinità che rivela subito l'origine vulcanica dei terreni dove sono posti i vigneti.
In bocca si fa apprezzare, d'impulso, per la bellissima nitidezza del frutto, per la mineralità e la verve scoppiettante, per lo scattante modo di proporsi, per il finale lungo, sottile, nervoso e quasi "viperino", dovuto ad un'acidità calibratissima, che equilibra una materia ricca dovuta ad uve raccolte a piena maturazione.
Vino da pesce ovviamente, da crostacei, da frutti di mare da gustare crudi, "disturbati" appena da due gocce di limone della Penisola Sorrentina, proposto da un'azienda assolutamente da tenere d'occhio e da valorizzare. Consiglio che giriamo, gratuitamente, anche ai soloni della guida Vini d'Italia, che nell'edizione 2001, tutti presi a distribuire bicchieri a profusione ad aziende molto marketing oriented e dai consulenti taumaturghi, confinano le Cantine Farro (così come hanno fatto, senza alcun motivo logico, con Mustilli, Venditti, Di Meo, Caputo, Struzziero) nel limbo triste e grigio della pagina delle "altre cantine". Quelle che "la scheda ed i bicchieri sarà per la prossima volta, così almeno si spera"
Franco Ziliani |
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