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Verdicchio Castelli di Jesi
Classico Superiore 1999 Fazi Battaglia
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Vendemmia: 1999
Categoria: Vino bianco Doc
Uve:Uve Verdicchio
Gradaz. Alcolica: 12,5° vol.
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Verdicchio Castelli di Jesi Classico Superiore 1999 Fazi Battaglia
FAZI BATTAGLIA SPA
Largo Amilcare Ponchielli, 6 - 00198 ROMA
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in collaborazione con:

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Nella divampante polemica che contrappone, sempre più esasperati ed esacerbati nelle loro convinzioni, i tenaci difensori dell'ampelografia nostrana, ovvero delle molte varietà autoctone italiane, ai realisti, sostenitori, giocoforza, della necessità di non chiudere la strada al contributo delle grandi varietà foreste e di tentare, laddove giudiziosi e commendabili, inediti, spericolati mariages (il Gaglioppo con il Cabernet Sauvignon, il Trebbiano di Lugana con lo Chardonnay, ecc. oltre al risaputo Sangiovese con Cabernet o Merlot), sono pochi i vitigni che riescono a mettere tutti d'accordo. Esterofili ed indigeni, modernisti e tradizionalisti, conservatori ed innovatori.
Tra questi, uno dei più gettonati e universalmente laudati è il marchigiano Verdicchio, che sebbene collocabile a pieno titolo nella categoria degli autoctoni, viene avvertito, soprattutto negli ultimi dieci anni, come una varietà su cui anche chi realizza vini bianchi in maniera moderna può tranquillamente lavorare, e con piena soddisfazione.
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Il Verdicchio non e' difatti solo uno dei piu' noti vini bianchi italiani, e dal dopoguerra, meglio, dell'epoca del boom in poi, dei più popolari e ben radicati nell'immaginario collettivo del consumatore, in gran parte grazie alla straordinaria, semplice, riconoscibilissima bottiglia "anfora" lanciata dalla Fazi Battaglia.
E' anche un vino che, nonostante o a dispetto della sua popolarità, non viene più snobbato da coloro che hanno in "gran dispitto" ed in uggia i vini che piacciono alla gente comune, quella che acquista, stappa, beve, ristappa e ribeve, se il vino piace, senza tante inutili masturbazioni pseudo critiche. Quelli che preferiscono i vini "dialettici", complessi, che magari non danno tante soddisfazioni quando li si deve bere, ma che qualificano, autogratificano e fanno sentire in, ed importante, chi li sceglie e li ostenta a casa o al ristorante o li cita, con il birignao al naso, nelle chiacchiere con gli amici.
Il Verdicchio, un buon Verdicchio, ed oggi ce ne sono molti, targati Castelli di Jesi come quelli di Umani Ronchi, Fattoria Coroncino, Accadia, Sartarelli, Colonnara, Vallerosa Bonci, Bucci, Garofoli, Zaccagnini, Cimarelli Fonte della Luna), oppure appartenenti alla meno nota denominazione Matelica, (tra i migliori Cantina sociale Belisario di Matelica, Bisci, La Monacesca e Enzo Mecella) se ben corposo, intenso nei profumi, capace di reggere un moderato invecchiamento, ha davvero ben pochi concorrenti, in Italia, nella gamma dei vini bianchi. A tal punto importante, e non solo per l'economia marchigiana, da avvalersi di un apposito, interessante e ben fatto sito Internet, che si può visitare all'indirizzo www.verdicchiowine.it .
La sua "modernità" e attualità, se al Verdicchio simili definizioni possono attagliarsi, deriva anche dal fatto che comunque lo si tratti, vinificandolo in acciaio, tentando la strada della fermentazione e dell'affinamento in barrique, o quella più rara e difficile dell'appassimento, un buon prodotto si riesce sempre a tirarlo fuori, rispettando le caratteristiche organolettiche, l'imprinting, il bouquet, e possiamo dirlo ?, la personalità del vitigno e del vino.
Anche un'azienda storica come la Fazi Battaglia di Castelplanio, le cui fortune sono strettamente legate alle sorti del Verdicchio e che al Verdicchio continua a rendere un rispettoso omaggio, dimostra di credere alla multiformità d'espressione di questo bianco marchigiano e pur continuando a produrre (e vendere con successo) camionate di Verdicchio anfora, da diversi anni, in coincidenza con l'arrivo in azienda come consulente del winemaker veneto - toscano Franco Bernabei, giunto a collaborare con l'ottimo enologo interno Dino Porfiri, ha pensato di diversificare l'offerta. Sono così nati la versione affinata in legno, il San Sisto, un passito denominato Arkezia, e soprattutto ha visto la luce quello che personalmente considero uno dei più interessanti, affidabili, centrati e piacevoli (anche per il prezzo contenuto) cru di Verdicchio, Le Moie.
A dire il vero più che un cru vero e proprio, Le Moie, tipologia Classico Superiore, si designa come una speciale Selezione di Verdicchio, una scelta dei migliori 15 ettari di un grande vigneto, posto nel cuore della zona della Doc Castelli di Jesi, che raggiunge la dimensione di 35 ettari. Le uve migliori sono raccolte anche in quattro, cinque tornate, secondo la curva di maturazione, e la vinificazione si svolge in acciaio, tranne che per una percentuale del dieci per cento, che fermenta e si affina per un paio di mesi in piccoli fusti di rovere francese.
Il risultato, anno dopo anno, è sempre convincente e piacevole, ed il vino, oltre ad ottenere buoni punteggi sulle guide, ha trovato un suo stabile spazio di mercato, presidiato da quei consumatori che da un Verdicchio non si limitano a pretendere freschezza, equilibrio e sapidità, una calibrata acidità, ma anche una buona struttura e una capacità di reggere ed evolvere bene per almeno un paio d'anni.
Simpatico vino davvero queste Moie: colore paglierino scarico con riflessi verdognoli, presenta un bouquet aromatico pulito, fragrante, fresco e floreale, che richiama i fiori bianchi, la pesca bianca, la nocciola leggermente tostata, la mandorla ed il confetto. In bocca, ad una media consistenza e ad una buona lunghezza corrispondono un certo nerbo ben sostenuto, un interessante equilibrio d'assieme, un finale ben sapido e nervoso.
Servitelo fresco, ma non ghiacciato, in accompagnamento all'intera gamma dei piatti a base di pesce, ma anche su carni bianche (insalate di pollo) e piatti a base di coniglio o d'arrosti di maiale.
Se vuoi acquistare questo vino on-line, collegati al sito www.2000shopcenter.it
Franco Ziliani
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