Alto Adige Pinot bianco
Strahler 2000 Weingut

Pierpaolo Pecorari 1999


Vendemmia: 2000
Categoria:
Vino bianco Doc
Uve: Pinot bianco, Pinot grigio, Chardonnay Uve
Gradazione Alcolica: 13° vol.


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Alto Adige Pinot bianco Strahler 2000 Weingut Stroblhof
Azienda Aricola Stroblhof
Via Piganò 25 - 39057 Appiano - (BZ)
in collaborazione con:

Cugino dello Chardonnay o fratellastro dei Pinot nero e grigio? Quando si parla di Pinot bianco difatti, (Weissburgunder in tedesco, Pinot blanc in francese, feherburgundi in Ungheria) si finisce difatti molto spesso con l'interrogarsi sul rapporto di questo magnifico vitigno con l'ubiquitaria varietà bianca internazionale e con le altre due cultivar della famiglia dei Pinot.
Una cosa è certa, il Pinot bianco è un autentico Pinot senza dubbi, una mutazione del nero e una variante del grigio, anche se molto meno aromatica. Da questi si distingue solo a maturazione già abbastanza avanzata del grappolo.

Lo Chardonnay, invece, come hanno dimostrato le più recenti acquisizioni in campo ampelografico, non appartiene sino in fondo alla famiglia dei Pinot, anche se le sue foglie sono molto simili.
Nel 1958 fu il grandissimo ampelografo Pierre Galet a separarlo dai Pinot, ad attribuirgli caratteristiche peculiari e a classificarlo come varietà a sé.
Anche in casa nostra, dove la presenza del Pinot bianco è documentata già nel XVIII° secolo e dove i primi impianti furono favoriti in Piemonte dal generale Emilio di Sambuy, Chardonnay e Pinot bianco sono stati lungamente confusi e mischiati in vigna e occorre attendere sino al 1984, quando lo Chardonnay ricevette la dignità di DOC a se stante, perché Chardonnay e Pinot bianco potessero finalmente dividere le loro strade. Salvo continuare a coesistere felicemente, in tante realtà, come ad esempio nel disciplinare di produzione del Terre di Franciacorta Doc e del Franciacorta Docg, in quello del Valcalepio bianco, degli uvaggi Trentino bianco e Collio bianco.
Da un punto di vista vinicolo - enologico poi, anche se le differenze sono più accentuate, se il rendimento del Pinot tende ad essere più elevato, il suo contenuto zuccherino minore, la sua capacità di durare nel tempo inferiore e la sua filosofia ben diversa da quella dei grandi Chardonnay pensati per l'affinamento in legno e per una durata di 10 - 15 anni, personalmente, pur ammirando, e come non si potrebbe, lo Chardonnay, chi scrive ha un vero e proprio debole per il Pinot blanc.
Rispetto allo Chardonnay il Pinot bianco ha meno struttura, ma é più elegante, aristocratico e personale, più secco e asciutto. E per esprimersi alla grande non ha bisogno dell'affinamento in legno ed in particolare in barrique e molti Pinot bianco vinificati in acciaio o fatti brevemente maturare in grandi fusti raggiungono una magnifica complessità. Al Pinot bianco guardano con interesse anche nelle nuove realtà produttive del Nuovo Mondo: se si visita difatti il sito www.cal-italia.org dedicato ai vini prodotti in California da vitigni d'origine italiana, si vedrà che al Pinot bianco é riservata una pagina.
Si esprime bene, il Pinot, mi piace e mi convince anche quando proviene da aree anomale come la Toscana, soprattutto nel caso del Vasario (splendida oggi l'annata 1997) della Fattoria del Buonamico di Montecarlo nel lucchese, i Colli Bolognesi, (dove è contemplato nella omonima Doc), e dove due aziende interessantissime come la Tenuta Bonzara (Borgo di Qua) e Terre Rosse Vallania a Zola Predosa esprimono ottimi esempi di Pinot bianco appenninici, dall'acidità e dalla freschezza rilevante e dalla sicura tipicità.
Presente in Valle d'Aosta, Lombardia ( Franciacorta e Oltrepò Pavese), in Veneto, ma anche in Puglia, il Pinot bianco ha trovato la sua culla d'elezione, oltre che in Trentino( ottimi ad esempio il Pergole di Longariva, il vino dell'Istituto Agrario di San Michele Adige, quelli di Cesconi, Letrari), più che in Friuli e nelle sue grandi zone da bianco (Collio e Colli orientali), in Alto Adige. Basta citare magnifici esemplari come lo Schulthauser della Produttori San Michele Appiano, il Plattenriegl della Produttori Cornaiano, il Vorberg della Produttori Terlano (per tacere dei grandi weissburgunder in grado di sfidare il tempo, realizzati dal mitico ex kellermeister Sebastian Stocker), il Weisshaus di Colterenzio, il Kastelaz di Elena Walch, (ma con l'annata 2000 anche il Brunar della Erste & Neue, il Plötzner-Hof della Cantina di San Paolo, il Pitzon di Schwanburg, il vino di Hofstätter) per avere un'idea dell'eccellenza raggiunta. Il Friuli può replicare, a questi altissimi livelli, solo con i vini di Villa Russiz, Schiopetto, Castello di Spessa e Russiz Superiore.
Nonostante questo primato, indiscusso, in Alto Adige, dove si dedicano meritorie energie al rilancio del Lagrein, e dove si punta anche sul Sauvignon, al Pinot bianco, il Weissburgunder cioé (letteralmente Borgogna bianco, per sottolineare la matrice francese dell'uva), sembra non suscitare particolari entusiasmi. Statistiche alla mano, la superficie vitata complessiva che nel 1993 era di 530 ettari, con la vendemmia 2000 è cresciuta solo di sei unità toccando quota 536 ettari (104 a Terlano 2 in Val Venosta, 430 nell'area della Doc Alto Adige), mentre la produzione di 35756 ettolitri di otto anni fa è progredita poco più del 10 per cento superando di poco i quarantamila (7000 a Terlano, 114 in Val Venosta, 33.000 nella Doc Alto Adige).
Eppure dovrebbero crederci di più a questo vitigno e al perfetto equilibrio microclimatico su cui può contare, non mi sforzo di ripetere agli amici produttori altoatesini in ogni occasione. Tra coloro che non hanno dubbi sulla sua centralità nella viticoltura altoatesina, annovero sicuramente Andreas Nicolussi-Leck, che dal 1995, con la moglie Rosemarie Hanny conduce non solo una splendida azienda agricola di quattro ettari scarsi collocati, in splendida e vocatissima posizione in una delle più belle aree di Appiano monte, ma quell'albergo di gran tono e squisita ospitalità, un meraviglioso posto dove soggiornare gustando la quiete del panorama collinare circostante e dei castelli e residenze patrizie disseminati sul territorio, che tutti i visitatori di quest'angolo di Sud Tirolo conoscono con il nome di Stroblhof.
Boutique winery da ventimila bottiglie prodotte ogni anno, Gewürztraminer, Chardonnay ed il Pinot bianco "Strahler", e rossi, il Lago di Caldaro scelto Burgenleiten, ha nel Pinot nero, nel "base" Pigeno e nella riserva la sua punta di diamante.
Convinto sostenitore del Pinot nero di Stroblhof, sono persuaso che anche il suo Pinot bianco Strahler, tradizionalmente prodotto con una piccola variante nella cuvée, dove al 95% di Pinot bianco viene aggiunto un cinque per cento tra Pinot grigio e Chardonnay, abbia notevole stoffa e che le 7000 bottiglie dell'annata Duemila, ottenute da due particelle di 8500 metri quadrati poste ad altitudini dai 350 ai 500 metri, rispettivamente su terra rossa con strati di porfido e calce e su superficie ghiaiosa calcarea, meritino di essere puntigliosamente ricercate. Magari con una visita in azienda, passando in zona per le vacanze estive, oppure sostando nella bella Enoteca, posta nel complesso dell'hotel, aperta dalle 19 all'una di notte, dove si possono degustare vini non solo locali, ma ottime etichette di tutto il mondo.
Fermentato e affinato una parte in acciaio, una parte in fusti di rovere francesi di terzo passaggio, dove ha ultimato la malolattica e ha sostato sei mesi sui suoi lieviti, prima dell'imbottigliamento ad aprile, lo Strahler (resa per ettaro di 65 ettolitri), appartiene di sicuro alla categoria dei più rappresentativi Pinot bianco altoatesini.
Colore paglierino verdognolo di buona grassezza, con archetti viscosi sulle pareti del bicchiere, conquista subito per lo splendente, elegantissimo, composito bouquet, dove si colgono fiori bianchi, note di pesca bianca, mela golden e fieno secco, nitidi accenni agrumati, di muschio e nocciola tostata, a comporre un insieme fitto e consistente.
Anche la bocca è all'altezza della situazione, ed il vino, che parte sapido, minerale, quasi nervoso, si apre bene con dolcezza e pienezza di frutto, pieno carattere, e continua lungo, incisivo, con una persistenza calda e vellutata che riempie il palato. L'equilibrio, l'eleganza, la tipicità varietale, l'estrema pulizia sono da vino di straordinaria piacevolezza e armonia.
Provatelo su una gamma infinita di preparazioni, dagli antipasti tiepidi a base di pesce, a creme e minestre di verdure, e poi una Terlaner weinsuppe o una zuppa di funghi porcini, a primi a base di verdure (asparagi compresi), pesci d'acqua dolce e di mare, zuppe di cipolle, vellutate, sino all'intero repertorio della cucina marinara.

Franco Ziliani



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