Pratoscuro vdt bianco
Pierpaolo Pecorari 1999



Vendemmia: 1999
Categoria:
Vino bianco da tavola
Uve: Riesling renano e Müller Thurgau
Gradazione Alcolica: 13° vol.


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Pratoscuro vdt bianco Pierpaolo Pecorari 1999
PIERPAOLO PECORARI - Vignaiolo
Via Tommaseo 36/c - 34070 San Lorenzo Isontino (GO)
in collaborazione con:

Alle zone vinicole di frontiera come l'Alto Adige ed il Friuli Venezia Giulia, incrocio d'influenze e di sensibilità diverse dove la cultura del vino di stampo austro - tedesco e di scuola francese s'intreccia con le tradizioni ed il portato di una viticoltura locale, viene spesso rimproverato, e non senza giustificazioni, di produrre troppi vini, di presentare una gamma, soprattutto di vini varietali, troppo ampia.
Difatti, se si prende in esame la proposta di vini di un'azienda altoatesina o friulana, discorso a parte per le due o tre linee proposte dalle cantine sociali, ci si trova di fronte ad una varietà di vini che può agevolmente raggiungere le dodici, quindici referenze.

Naturale che con una tale ricchezza faccia molta fatica a scattare quel meccanismo virtuoso d'identificazione zona - azienda - prodotto che, soprattutto in Francia e nel bordolese in particolare, aiuta il consumatore ad orientarsi.
I produttori cui abbiamo fatto presente questo limite insito nella loro offerta sono ben consapevoli del problema di cui parliamo e, a parole, dicono di volerlo affrontare e di voler ridurre il numero dei vini che ogni anno immettono sul mercato. Quando si tratta però di passare alla fase operativa e di scegliere a quali vini rinunciare e quali tipologie eliminare, le buone intenzioni restano tali. A quale vino dovrei rinunciare, ci obiettano, se la varietà X oppure Y continua a riuscirci bene, se la nostra forza vendita la richiede, se consideriamo strategico presidiare, anche solo con cinquemila bottiglie, quella micronicchia invece di lasciarla alla concorrenza ?
Difficile dar loro torto, ma a parte l'affetto per il vino sempre prodotto e le valutazioni commerciali che devono avere in ogni caso il loro peso in un'azienda, il problema resta. Una buona soluzione potrebbe essere rappresentata, soprattutto nel caso dei vini bianchi, da una concentrazione dell'offerta su poche varietà che assicurino vini di sicuro carattere e di forte personalità e dal progressivo destinare le varietà minori, quelle che hanno maggiori difficoltà di mercato, soprattutto in chiave estera, alla produzione di cuvée aziendali, le più libere e variegate possibile.
In questo, come si verifica facilmente se si compulsano con un minimo d'attenzione le guide e l'utilissimo, aggiornato repertorio della composizione dei vari vini che, regione per regione, il sito Internet www.lavinium.com presenta, il Friuli è veramente all'avanguardia, e molti tra i vini più rappresentativi della produzione regionale, hanno scelto la strada dell'uvaggio, o adottando un nome di fantasia come ha fatto, da maestro, Silvio Jermann, con il Vintage Tunina, oppure Mario Schiopetto con il Blanc des Rosis, oppure calandosi nel recente contenitore rappresentato dalla sottodenominazione Collio Bianco. O, ancora, quella un po' più scomoda, perché ti impedisce di riportare l'annata in etichetta, del vino da tavola.
Tra coloro che hanno scelto questa ultima ipotesi, va segnalato l'esempio di Pierpaolo Pecorari, vignaiolo coscienzioso e tenace operante a San Lorenzo Isontino, il quale senza rinunciare a produrre su due batterie, vini d'annata fermentati in acciaio e riserve affinate in legno, i vari Chardonnay, Sauvignon, Pinot grigio (oltre a Tocai friulano e Malvasia Istriana - deliziosa nel millesimo 2000), ha pensato bene, con il consiglio illuminato del suo ottimo consulente Donato Lanati, di convogliare le piccole quantità di uve Riesling Renano e Müller Thurgau di cui disponeva, provenienti il Müller Thurgau da Capriva, nella zona di Braidis, Il Riesling Renano da Farra d'Isonzo nella zona Braidis di Fara, ad un unico vino, dialettico, complesso, volutamente momento di sintesi tra la freschezza aromatica del Müller e la corposità, la pienezza aristocratica assicurata da uno dei più nobili, se non il più nobile in assoluto, dei vitigni bianchi presenti in Friuli (e in misura minore in Alto Adige).
Il vino, denominato Pratoscuro, ha trovato, con il millesimo 1999, di imminente uscita sul mercato e ornato di una nuova etichetta che raffigura Casanova, curata da Alfredo Sasso e che vuole significare la "venezianità" di San Lorenzo Isontino, il cui campanile, a differenza degli altri paesi circostanti non è del caratteristico stile austriaco "a cipolla", ma richiama la tipologia del campanile della basilica di San Marco, a Venezia, la propria giusta dimensione e un'identità molto convincente.
Giocato su una cuvée paritaria, ognuna in ragione del 50%, delle due uve, provenienti da un vigneto con letto ciottoloso calcareo, con componente terrosa ricca di ossidi ferrosi, allevato con il sistema della cappuccina con 4000 piante ettaro e di età media variante dai 20 ai 25 anni, è un vino che nasce da una vinificazione molto semplice, che prevede il contatto pellicolare mosto / bucce per sei ore, un affinamento in legno, unicamente del Riesling Renano, in tonneaux di rovere francese Tronçais di 10 - 12 mesi, e una permanenza del vino, sui propri lieviti di fermentazione, per dodici mesi.
Dopo l'assemblaggio e un certo periodo di affinamento in bottiglia per arrivare ad una perfetta fusione, il vino ha trovato, con questa nuova formula, che ha visto ridurre il periodo dell'affinamento in legno e anticipare volutamente la raccolta delle uve per privilegiare ed esaltare (come nei vini d'annata in acciaio) la componente di fragranza e di freschezza, ed un fruttato più spiccato, una sorprendente personalità, che fa davvero pensare come molti altri bianchi friulani, ostinatamente proposti come vini monovarietali, possano invece acquisire insospettabili nuove dimensioni, sfumature, complessità, mediante ragionate cuvée e mariage di più uve.
Colore paglierino dorato di bell'intensità e nitidezza, con riflessi vivaci e traslucidi, il Pratoscuro presenta un naso composito e fitto di splendida finezza ed eleganza dove si colgono nettamente il miele d'acacia, accenni di fiori (biancospino e lavanda), fragranze fruttate calde e mature su cui spiccano il cedro e gli agrumi in genere, con un sottofondo incisivo di tipo minerale che ricorda la pietra focaia.
Al gusto si conferma un vino di sicura personalità e di pieno carattere, con una bocca piena, un fruttato maturo, avvolgente, vellutato, una notevole persistenza in una cornice d'estrema sapidità e di nerbo, retta da un'acidità lunga perfettamente calibrata. Unire la fragranza aromatica, la freschezza e la dolcezza d'accenti del Müller Thurgau al nerbo aristocratico e al corpo saldo e asciutto del Riesling renano è stata davvero un'ottima scelta e si traduce in un vino che esalterà sicuramente le vostre più ambiziose preparazioni a base di pesce di mare, i primi con verdure più elaborati, ma che, complice la stagione estiva, renderà i piatti meno impegnativi come le preparazioni a freddo e gli antipasti ancora più piacevoli.


Franco Ziliani


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