Amarone dellaValpolicella
Cantina Privata
del Fondatore
Montresor 1997



Vendemmia: 1997
Categoria:
Vino rosso Doc Uve: Uve Corvina, Rondinella
Gradaz. Alcolica: 14,5° vol.


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Amarone della Valpolicella Cantina Privata del Fondatore 1997
Cantina Giacomo Montresor S.p.A.
Via Ca' di Cozzi, 16 - 37100 VERONA
in collaborazione con:

Entrata prepotentemente - e meritatamente - nel ristretto cerchio delle zone vinicole più importanti d'Italia grazie al suo vino simbolo, l'Amarone, la Valpolicella vive un momento magico. Tutto sembra andare bene, le quotazioni delle uve, le vendite dei vini, i loro prezzi (che in alcuni casi viaggiando ben oltre le 60-70 mila lire sembrano rasentare la follia), la popolarità delle aziende e dei produttori, però, come ha osservato acutamente l'amico e collega Sandro Sangiorgi, in un articolo esemplare che condividiamo in pieno, apparso sul numero di marzo di Porthos, "sono tutti così entusiasti del successo da non mettersi minimamente in discussione". E così si prendono talmente sul serio, da non pensare che il successo, per essere duraturo e non una moda, deve costruirsi su basi solide, con strategie ad ampio respiro, con un'idea chiara di quel che dev'essere la Valpolicella nel terzo millennio.

A rischio pertanto di passare anche noi come delle Cassandre, come degli incontentabili bastian contrari che vedono il bicchiere mezzo vuoto, quando tutti vogliono convincerti che è mezzo pieno, anzi di più, non possiamo mettere a tacere le nostre perplessità destate da una situazione dove molti produttori, in omaggio alla loro volontà di dimostrare che l'Amarone non è solo uno stile di vino, ma un vino di stile, dove il produttore può imporre una propria personalità, un proprio approccio al tema apparentemente obbligato "vino rosso da uve appassite", tendono ad esagerare e a perdere di vista la misura.

Non siamo i soli a preoccuparci per gli aspetti meno esaltanti di questo "magic moment", per la tendenza di molti produttori a proporre Amarone così fortemente personalizzati e proni ad un certo stile internazionale imperante che rischiano di smarrire la loro identità storica e diventare altra cosa, pregevole, ma diversa da quello che dev'essere un Amarone, seppure moderno, da mercato del 2001.

Tra i più lucidi a denunciare questi eccessi, il rischio dello smarrimento di una bussola, è il collega elvetico Andreas März, che nell'introduzione alla degustazione di circa 100 Amarone pubblicata su Merum Selezione di maggio, propone una serie d'annotazioni molto puntuali che meritano di essere prese in seria considerazione. März esordisce ricordando che "l'Amarone è un vino sul quale il metodo di produzione influisce molto di più che sugli altri vini rossi. L'appassimento delle uve conferisce al vino la sua concentrazione tipica ed il suo caratteristico sapore di passito". Tuttavia, prosegue, "l'appassionato più esperto di Amarone, da questo vino si aspetta qualcosa di più oltre la potenza e la dolcezza. Personalmente anche in questo vino estremo ricerco un certo equilibrio, profondità, un frutto pulito ed intenso che, insieme ai tannini, permanga a lungo in bocca". Ricordato che il problema non si riduce ad un categorico "barrique sì, barrique no", perché "in alcuni casi portare il frutto alla luce con l'aiuto di legno nuovo riesce veramente bene", Andreas stigmatizza il fatto che "il più delle volte, invece, la barrique va per la sua strada, imponendosi arrogantemente al naso ed al palato e al posto del frutto s'incontra il banale odore di rovere bruciacchiato, e nel finale sono poi i tannini secchi del legno che crudelmente accorciano il piacere".

Denunciato l'eccesso di legno che sempre più diffusamente s'incontra in molti vini spacciati per moderni ed innovatori, quando invece dovremmo definirli squilibrati e inautentici, März dedica spazio ad un altro fenomeno preoccupante, ovvero "l'abitudine crescente di lasciare all'Amarone uno zucchero residuo molto percepibile al palato". Un errore dal punto di vista stilistico, sotto il profilo legale una mancanza di rispetto del disciplinare di produzione. Se "un viticoltore, nonostante tutto, vuole insistere sul residuo dolce, lo può anche fare. Solo che allora non dovrebbe chiamare il suo vino Amarone. Nella Valpolicella la denominazione prevista dalla legge per il passito dolce si chiama Recioto".

Ricordate queste incongruenze, sulle quali i produttori di Valpolicella dovrebbero riflettere e non sottrarsi, definendo "nemici della zona" e provocatori chi li invita a farlo, ad un serio dibattito, occorre dire che tra le varie ombre esistono pur tuttavia molte luci e che nonostante la tendenza ad un'innovazione spinta e ad un'internazionalizzazione del vino, esistono forze che sanno mantenere la barra ben salda.

Tra queste merita uno spazio anche un'azienda, la Giacomo Montresor, che creata nel 1890 da una famiglia di origine francese discendente del conte Claude de Montresor, consigliere del duca d'Orleans, oggi produce l'intera gamma dei vini veronesi, da uve provenienti in parte da vigneti di proprietà e in parte acquistate, ma anche sull'Amarone riesce ad esprimere vini più che convincenti di notevole livello. Il fiore all'occhiello, in quanto vino "cru" da singolo vigneto di cui l'azienda detiene il monopolio, è il Capitel della Crosara, nel cui affinamento intervengono anche i piccoli fusti di rovere francese, ma il vino sul quale vogliamo concentrare la vostra attenzione, proposto ad un prezzo mirabilmente alieno dai rialzi che stanno colpendo la Valpolicella, è l'Amarone Giacomo Montresor Cantina Privata del Fondatore, lodevolmente proposto, anche ai giorni nostri, dopo quattro anni di affinamento in rovere di Slavonia e una fermentazione del mosto protratta per più di un anno. Un vino nella cui composizione non entra la Molinara e dove dominano incontrastate Corvina veronese e Rondinella.

Dotato di una gradazione alcolica importante, ma non mostruosa, 14,5 gradi, questo Amarone, proposto in una tradizionale, rassicurante bottiglia borgognona e non nelle troppo bordolesi che tendono a disamaronizzare visivamente questo speciale vino, mostra un colore rubino carico splendente di buona consistenza e lunghezza, con un'unghia dove il granato fa appena capolino. Il naso palesa subito una buona densità e lunghezza, una tessitura calda, dolce, avvolgente dove si colgono accenni di ciliegia sotto spirito, cioccolato, nocciola e pistacchio tostato, ma anche note leggermente vegetali. La provenienza da uve passite è dichiarata, ma senza esagerazioni e pertanto olfattivamente il vino mostra ancora una bella freschezza e incisività, che innerva un carattere quasi da cipria dei profumi.

Al gusto si nota subito un buon impegno, un frutto abbastanza maturo e viscoso, un moderato, e rispettoso della legge, residuo zuccherino, ma ciò che prevale è un timbro molto asciutto, ancora piuttosto austero, una struttura fatta di tannini moderatamente ... tannici, una notevole bevibilità ed un indubbio equilibrio tra le componenti. Un Amarone di carattere saldo, che ha bisogno ancora di qualche tempo di affinamento in bottiglia per esprimersi in pieno, ma che già ora mostra una indubbia freschezza e piacevolezza e soprattutto un rispetto della propria storia, dell'identità di questo straordinario, inimitabile vino veronese.

Servitelo su formaggi a pasta dura ben stagionati, su un filetto di manzo o un roastbeef, su una tagliata di puledro, oltre che su cacciagione e selvaggina, avendo cura di aprire la bottiglia almeno un'ora prima del servizio a tavola.

Se vuoi acquistare questo vino on-line, collegati al sito www.2000shopcenter.it

Franco Ziliani



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