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D'Istinto Magnifico 1998
IGT Sicilia Calatrasi
Casa Vinicola Calatrasi
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Vendemmia: 1998
Categoria: Vino rosso Igt
Uve: Cabernet, Merlot, Sangiovese Nero d'Avola, Syrah
Grad. Alcolica: 12,5° vol.
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DIstinto Magnifico 1998 IGT Sicilia Calatrasi
Casa Vinicola Calatrasi
Contrada Piano Piraino - 90040 San Cipirello (PA)
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in collaborazione con:

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Il mondo del vino oggi è sempre più diviso tra due emisferi che rappresentano ben distinte filosofie e sistemi di lavoro. Da una parte il Vecchio Continente europeo, con le sue tradizioni, la sua storia, le sue abitudini, i collaudati sistemi di denominazioni dorigine che classificano i vini in base alle caratteristiche e alla vocazione del territorio, in sintesi lEuropa comunitaria del vino, con le sue regole e la sua legislazione vitivinicola spesso soffocante.
Dallaltra parte, invece, giovane per storia e natura, libero da condizionamenti, costrizioni, regolamenti, il Nuovo Mondo, regno di una comunicazione semplice e diretta basata sui vini varietali, sulla possibilità di fare in vigna ed in cantina tutto quello che ad un viticoltore ed ad un imprenditore vinicolo aggrada.
Il mercato del vino è uno solo, sempre più difficile, affollato, gremito di mille problematiche non solo vitivinicole, ma economiche, sociali, culturali, politiche (gli scenari internazionali, soprattutto dopo gli eventi terribili dell11 settembre negli Stati Uniti), legate alla sua percezione, alla valenza positiva o negativa attribuita al suo consumo. Ma se il campo di gioco su cui affrontarsi e confrontarsi è uno solo, sembra sempre di più che le due squadre giochino in disparità numerica e che larbitro, che dovrebbe essere imparziale, parteggi invece nettamente a favore di una sola, quella che sulla maglietta porta la scritta New World.
Per lEuropa del vino, e per lItalia in particolare, questo stato di cose, tale manifesta debolezza, produce da un lato la piena consapevolezza di avere lobbligo il dovere morale di continuare a realizzare e presentare i propri prodotti come sono sempre stati, con le loro caratteristiche organolettiche e tecniche di vinificazione, con i loro nomi un po da iniziati, Barbaresco, Carmignano, Taurasi, ecc. |
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Ma il rovescio della medaglia é la percezione, altrettanto chiara, e un po frustrante, che tutto sarebbe più semplice e diretto se si scegliesse invece, come fanno dallaltra parte del mondo, di proporsi come Nebbiolo, Sangiovese, Aglianico, ecc. oppure, per semplificare ulteriormente, di puntare solo su poche varietà facilmente riconoscibili come Cabernet Sauvignon, Merlot, Chardonnay, Sauvignon e non sui cari Gaglioppo, Pecorino, Cortese, Freisa, Schiava, ecc. orgoglio e tesoro del nostro patrimonio ampelografico.
Per fare questo, si dovrebbero cambiare tante cose, troppe, compiere una vera e propria rivoluzione vitivinicola e mentale, che non offre alcuna garanzia di poter causare una situazione più favorevole ai colori europei e italiani di quella attuale, e operare uno stravolgimento tale che renderebbe il Piemonte, la Toscana, il Veneto, il Friuli del vino profondamente diversi da quelli che il mondo conosce.
Pertanto, se la maggior parte delle regioni vinicole italiane sono giocoforza condannate ad essere se stesse, a rispettare e non a buttare all'aria la loro storia e la loro personalità, a modernizzarsi, ma senza darsi una nuova identità e nuovi connotati, lo stesso destino non tocca invece ad alcune aree che al moderno mercato del vino si sono veramente affacciate solo in tempi recenti, e che pertanto, anche grazie a terreni e microclimi particolari, molto meno europei di quelli delle zone più note, e paradossalmente più simili a quelli del Nuovo Mondo, possono giocare la carta di un radicale rinnovamento e di una libertà di manovra tout azimut.
Tra queste regioni, la più importante è sicuramente la Sicilia, che pur potendo contare su vitigni autoctoni di valore come il Nero dAvola, lInzolia, il Grecanico, il Catarratto, il Nerello Mascalese, il Frappato (da cui nasce il magnifico Cerasuolo di Vittoria), sta progressivamente introducendo, con grande successo commerciale, soprattutto in chiave di export, vitigni internazionali quali Merlot, Cabernet Sauvignon, Syrah. Non è casuale pertanto che, proprio in Sicilia, e non altrove, vadano a puntare, con pesanti, ambiziosi investimenti, grandi aziende italiane come Zonin, Gruppo Italiano Vini, Cantine MezzaCorona, e che sulla loro scia anche ben più grandi gruppi esteri, espressione delle viticolture del Nuovo Mondo, sbarchino nellisola con il chiaro obiettivo di fare
business.
Le joint ventures, le alleanze strategiche e commerciali sono allordine del giorno, e una delle più rilevanti è quella che ha condotto la casa vinicola Calatrasi di San Cipirello nel palermitano, condotta dal 42enne Maurizio Micciché, a stringere un accordo ad ampio respiro nientemeno che con la società australiana BRL Hardy, uno dei più importanti gruppi mondiali nella produzione e commercializzazione di vini.
Laccordo si è tradotto nella creazione di un marchio e di una linea di vini, Distinto, un bianco, uvaggio di Catarratto e Chardonnay, e tre rossi, un Syrah in purezza, un Sangiovese/Merlot ed un uvaggio di cinque varietà, il Magnifico, che hanno avuto rapidamente successo soprattutto nel Regno Unito, quindi in Olanda, Austria, Germania, Tailandia e Australia. In attesa di aggredire gli Stati Uniti e lEstremo Oriente passando dagli attuali tre milioni di bottiglie a sette milioni e mezzo di pezzi.
La volontà di lavorare congiuntamente, in Sicilia, ma considerando la Sicilia quasi fosse unappendice del South Australia, affacciata sul Mediterraneo, si è espressa non solo a livello commerciale, nella costruzione di strategie distributive, ma anche nel campo, molto più delicato, della produzione e vinificazione. A San Cipirello, difatti, come chief winemaker, responsabile della lavorazione delle uve e dellimbottigliamento non solo della linea Distinto, ma di tutti i vini che Calatrasi realizza anche in Puglia (la linea Allora da uve Primitivo, Aglianico e Negroamaro), in Tunisia (il Carignan linea Selian) e ovviamente alla Terre di Ginestra in Sicilia, è arrivato, dal 2000, nientemeno che un australiano, Brian Fletcher, mentre due enologi donna, sempre provenienti dalla terra dei canguri, Lisa Gilbee e Linda Domas, sono rispettivamente responsabili della produzione in Puglia e Tunisia.
Un simile modus operandi non poteva pertanto che tradursi, ai massimi livelli, in un vino, il Magnifico della linea Distinto, che siciliano per
istinto e origine è viceversa internazionalissimo nello stile, nellaccento, nel gusto e nella personalità. Non lo è tanto perché nelluvaggio, accanto al siculo Nero dAvola, al toscano, ma abbastanza presente nella terra di Pirandello, Sangiovese, troviamo gli ubiquitari, internationals grapes denominati Cabernet Sauvignon, Merlot ed il franco australiano Syrah Shiraz. Con un blend, ci informano, non fisso, ma variabile secondo la qualità riscontrata in ognuno dei vitigni, al livello di maturazione, allandamento dellannata, al tipo di puzzle vinicolo enologico che si intende realizzare.
E internazionale il Magnifico, nome impegnativo quantaltri pochi, perché presenta tutte le caratteristiche di cui un rosso moderno deve essere dotato per ambire a farsi accettare, riconoscere e apprezzare non tanto dai vossia Paternò e Macaluso, dai signori Brambilla, Rossi e Fabrizi, (il vino è presente anche sul mercato italiano, ma è espressamente export oriented), bensì da mister Smith a Londra, herr Müller a Berlino, mister Robinson o mister Denney a New York o Sidney, e dagli appassionati tailandesi, giapponesi, filippini, ecc. disposti a spendere.
Colore rosso rubino molto intenso, profondo, concentrato, di grande impatto e densità, al naso mostra subito di che pasta è fatto e quali segnali forti intenda lanciare, con un fruttato maturo sparato, carnoso, esplosivo in primo piano (con ciliegia, prugna e ribes nettamente distinguibili) nel quale sintegrano chiari accenni di legno, speziature, note balsamiche ed un filo appena accennato giocato sul terroso.
La bocca conferma la coerenza e la linearità dellimpostazione, con un gusto pieno, ricco potente, masticabile e fruttuoso, tannini perfettamente levigati e morbidi che non pungono e che restano in secondo piano rispetto al frutto, una buona persistenza e consistenza, la giusta nota di legno che fa pendant con il naso e fa tanto modern style, anzi, politically correct winemaking style. E contribuisce a formare un insieme coerente, compatto, dove è difficile dire se emerga un vitigno piuttosto che un altro, se siano il Cabernet o il Syrah o il Nero dAvola a prevalere, e dove, come in certe musiche, è la sintesi di esperienze diverse e contrastanti, la fusion, lobiettivo dichiarato.
Non chiedete pertanto a questo vino, tecnicamente impeccabile, magnificamente eseguito, equilibrato, davvero easy drinking, adatto a carni rosse e formaggi stagionati, ma soprattutto pensato per un consumo a bicchiere al di fuori dei canonici momenti conviviali, per la conversazione tra amici a casa o al wine bar dove il vino è un ingrediente, un pretesto e non il protagonista, davere anche una sua distinta e facilmente percepibile personalità.
Sarebbe davvero troppo e se lavesse, una sua personalità, significherebbe che lazienda ha sbagliato target e che invece di produrre un laccato, Magnifico, ed internazionale vino rosso di alta gamma, prodotto da australiani in Sicilia per un mercato mondiale, avrebbe per un momento ceduto alla tentazione di sigillare, in una bottiglia, gli aromi ed il gusto inconfondibile della terra siciliana e di produrre un vino siciliano non solo per ispirazione o istinto, o per la collocazione della cantina che lo imbottiglia, ma per vocazione e natura.
Ma questa, nellepoca della globalizzazione e delle joint venture è solo una romantica utopia, uninutile, innocente fantasticheria
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Franco Ziliani |
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