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Dolcetto d'Alba
Priavino 2000
Roberto Voerzio
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Vendemmia: 2000
Categoria: Vino rosso Doc Uve: Dolcetto
Gradaz. Alcolica: 13° vol.
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Dolcetto dAlba Priavino 2000 Roberto Voerzio
VOERZIO ROBERTO
LOC. CERRETO - 12064 LA MORRA (CN)
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in collaborazione con:

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Siamo alle comiche, ragazzi ! Per i grandi soloni della Guida che ti guida, ma come può farlo solo un cane guida improvvisamente diventato cieco, o come un istruttore di scuola guida vittima di una sbronza di quelle toste, un celeberrimo produttore che per anni è stato portato in palmo di mano, considerato eccezionale, ed in grado di destare lammirazione della nostra commissione di degustazione (palati fini, accidenti, mica sciacquette
), è diventato di colpo solamente buono. La notizia clamorosa, meglio, la barzelletta più scoppiettante e dalla risata assicurata che ledizione 2002 di Vini dItalia sincarica di raccontarci, è che Voerzio Roberto da La Morra, classe 1951, il numero uno della generazione dei barolisti nella fascia anagrafica tra i 40 e i 50 anni, (parola di Wine Spectator), non è stato ritenuto meritevole, per nessun vino, del massimo riconoscimento. Niente tre bicchieri, quindi, per i Barolo Brunate, Cerequio, La Serra, Vecchie Viti di Brunate e Capalot, per la Barbera Pozzo dellAnnunziata riserva 1998: incredibile !
Nellanno in cui, secondo il baedeker enologico di rito romano braidense, ben 24 Barolo 24, di cui ben diciannove dannata 1997, ottengono il massimo riconoscimento, lapplauso più scrosciante, ed in particolare vignaioli seri e coscienziosi, tenacemente fedeli al Barolo vero anche nei momenti più bui, come Beppe Citrico Rinaldi, Mauro Mascarello, Fratelli Oddero, Aldo Conterno, Giovanni Conterno, Elio Grasso, Giacomo Brezza ritornano, grazie ad una sorprendente conversione ad U della guida, ad appuntarsi allocchiello, come un simbolo che non aggiunge nulla alla loro grandezza, il tribicchiere, e produttori storici come Cordero di Montezemolo si confermano al vertice, quei geniali amanti del coup de thêatre cosa ti inventano ? |
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La retrocessione del riccioluto Roberto, estesa anche a Luciano Sandrone, a Bartolo Mascarello, ad Aldo Vaira, a Teobaldo Cappellano, Bruno Giacosa (premiato, ma solo per il Barbaresco Asili riserva 1996), tutte persone che, guarda caso, hanno il brutto vizio di pensare con la loro testa e di rifiutare di far parte di greggi o clan, a produttore normale, non più star o primo della classe. Lo status che, senza alcunesitazione o perplessità, o altro, la guida coordinata dal Robert Parker der Tufello e dal lider maximo di via della Mendicità Istruita (è solo il nome della via dove ha sede Slow Food, non pensate male
), regala a personaggi, dotati di un decimo del carisma, dellautorevolezza e della perizia, in vigna ed in cantina, di Roberto Voerzio, tipo Parusso, Chiara Boschis, Conterno Fantino, per tacere del moscatista, reinventatosi barbareschista creativo, (e prossimamente barolista, ahinoi
) di Castagnole Lanze, tale G.R. Oppure del guru elevato agli altari, teorico del vino Insieme, inteso come sintesi di molte cose diverse, di La Morra, o dellenologo dellanno, che fa
viola tutti gli altri e trasforma i Dolcetto doglianesi in chissà che.
Divertenti davvero le cose del mondo. Proprio nellanno in cui quei simpatici yankees di Wine Spectator, gli stessi che fanno le bucce ai libri del rotondo wine writer allamatriciana, decidono di assegnare, e capita molto di rado, un 100/100 al Barolo Brunate di Roberto Voerzio, e solo 97/100 e 95/100 rispettivamente alla Serra e al Cerequio, tutti annata 1997, e quegli zuzzurelloni di sommelier dellA.I.S. Roma, capitanati da quel Franco M. Ricci che del Sor Cernillo è amico dichiarato e sodale in tante serate allHilton, nella loro guida Duemilavini 2002 assegnano una cinquina di cinque grappoli, ai tre Barolo 1997 di cui sopra, al Vecchie Viti di Brunate e Capalot 1996 e al Barbera dAlba Pozzo dellAnnunziata riserva 1998, facendo di Roberto Voerzio il produttore più premiato, il numero due in Italia, superato solo da monsù Gaja, la Guida Verbo fa tutto il contrario e proclama, quasi fosse un attempato ex presidente della Repubblica io non ci sto.
Eh no signori miei, a non starci più ai vostri giochi facciamo appello siano gli appassionati di vino autentici, quelli che ne hanno piene le
scatole di farsi abbindolare dalle vostre giravolte sempre più disinvolte, e i produttori seri, che una possibilità concreta di mandare in tilt il vostro giocattolo lavrebbero, eccome, ad esempio non fornendovi più, in massa, i campioni per le vostre degustazioni. E non partecipando più alle vostre iniziative.
Tenetevi pure dunque, ed ergeteli a campioni di un processo di sradicamento, di perdita didentità, di trasformazione traumatica in qualcosa di farraginoso e di velleitario, di non autentico, i vostri vini virtuali, progettati nel laboratorio di un Dottor Mabuse dellenologia, di cui i vostri prediletti Dolcetto di Dogliani, anzi chiamiamoli Dogliani new wave, perché con il Dolcetto vero hanno ben poco a che fare, i Langhe rosso muscolari e privi di grazia e piacevolezza, gli Aglianico dal singolare aroma di Merlot, noiosi, legnosi, marmellatosi, scontati e presuntuosi, sono solo alcuni degli esempi più calzanti.
Per rifarmi la bocca e per brindare, idealmente, al vostro clamoroso, patetico autogol con il quale, illudendovi di ridimensionarlo, mandate in una seconda divisione barolesca Roberto Voerzio, un modernista con il massimo rispetto della tradizione e della storia del Barolo, (uno che fa fermentazioni di 15 giorni e non sveltine di 3 4
) ho scelto proprio il vino meno blasonato di questo vignaiolo romantico, coraggioso, autoironico, amante delle sfide più difficili, il suo sensazionale Dolcetto Priavino 2000, un vino che, come il fantastico Coste & Fossati di Aldo Vajra, il Briccolero di Quinto Chionetti, dimostra come da un vitigno considerato stupidamente minore (ma da chi ?) si possano ottenere, senza stravolgimenti, camuffamenti, farneticazioni, vini di assoluta caratura.
Un vino popolare, possiamo definirlo, venduto solo a 12 15 mila lire contro le 120 150 mila necessarie per aggiudicarsi un suo cru di Barolo, o le trecentomila di un magnum di Barbera o di Barolo Vecchie Viti di Brunate e Capalot. Ottomila bottiglie, autentiche dalla prima allultima, che vi consigliamo di aggiudicarvi, se ne avvistate qualcuna in enoteca o al ristorante.
Pura illusione pensare di restituire, con il linguaggio di una normale descrizione organolettica, con appunti di degustazione, la forza di verità, il carattere saldo, la ricchezza despressione del Priavino. Chiunque stappi una di queste bottiglie dalla classica, inconfondibile etichetta con scene di lavoro in vigna (il luogo dove Roberto Voerzio fa la sua nobilitate), si troverà di fronte ad un vino dal colore rubino intenso, profondo, ma vivace e splendente, senza cedimenti verso la nota melanzana tipica dei vini della noia, e poi si riempirà con gioia le nari, aspirandone tutta lintensità, di un aroma intimamente dolcettoso, un bouquet ricco e carnoso composto da frutta matura, viole su un sottobosco leggermente bagnato, accenni speziati e di pepe nero. Profumi caldi che si aprono progressivamente nel bicchiere e che mantengono sempre unintatta vivacità e fragranza, la freschezza e la giovanile baldanza di un vino che potrà essere bevuto, senza problemi, anche tra due, tre anni, ma che giovane e ribaldo comè mostra di saper stare al mondo con sicurezza e baldanza.
Passati poi al primo sorso, il primo di una lunga serie che porta velocemente a finire la bottiglia, e a godere in pieno il piacere di bere vino, senza tante storie, il Priavino colpisce subito per la sua consistenza, per la dolcezza di un frutto colto nella sua polpa, masticabile, vibrante e pieno denergia e mai ridotto a marmellata, per la stratificazione, tutta prugna, ciliegia, mora di rovo, di questa componente fruttata, per la continuità e la lunghezza di una tessitura fitta e senza fine, la finezza polverosa, come cacao, come polvere inghiottita in vigna in una giornata molto ventosa, dei tannini, sostenuti, virili, ma suadenti nella loro rotondità non snervata. E solo un magnifico Dolcetto dAlba, perfetto per accompagnare uno squisito arrosto di tenerone di spalla di razza bovina piemontese, acquistato di corsa in una macelleria a Neive (che vi consiglio anche per la salsiccia e per il salame, per la perizia del proprietario, Ivano Ubolli Macco tel. 0173 67117) un gioco, in chiave dallegria, piacevolezza, immediatezza. Continua ad essere come sei, un po guascone, irriverente, anarchico conservatore, libero pensatore, desideroso di fare il vino per divertirti e per fare sognare il prossimo, caro Roberto.
Non sarà di certo un bicchiere in meno ad intaccare la tua contagiosa allegria, la tua voglia di stupire e di stupirti, di cantare a squarciagola, in mezzo alle tue magnifiche vigne coltivate come giardini, uno su mille ce lha fa. Tu ce lhai fatta, alla grande: non ti curar di loro, ma guarda e passa.
Franco Ziliani |
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