Foja Tonda 1999 Igt
Rosso Vallagarina
Albino Armani


Vendemmia: 1999
Categoria:
Vino rosso Igt
Uve: Uve foja tonda e altre varietà autoctone
Gradazione Alcolica: 13° vol.


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Foja Tonda 1999 Igt rosso Vallagarina Albino Armani
Azienda agricola Armani srl.
Via Ceradello 401 - 37020 Dolcà (VR)
in collaborazione con:

Il mondo del vino è proprio bello perché è vario. C'è chi pensa che per far apparire più "importante" il proprio rosso sia indispensabile addizionarlo di Cabernet o di Merlot, c'è chi pensa che i problemi commerciali e d'immagine si risolvano ricorrendo ai servigi del top winemaker del momento, c'è chi stende tappetini rossi all'influente wine writer guidaiolo e c'è invece chi, più modestamente, leggendo i tuoi articoli, e trovando una certa consonanza con quello che scrivi, ti invita a visitare la sua azienda, se ti va, se hai tempo, per raccontarti e farti partecipe di un suo sogno.
Il mio incontro con Albino Armani, produttore attivo in quella porzione della Valdadige che appare quasi come una terra di nessuno "condannata" ad essere punto finale del Trentino e avvio di quel Veneto che guarda alla Valpolicella, è proprio nato così, dalla simpatica "spudoratezza" di un uomo, prima che di un vignaiolo, che prima di presentarti i suoi vini, le buone cose, in bianco e in rosso, che produce nella sua cantina di Dolcé, ha voluto, quasi sfogandosi, raccontarti l"utopia di riuscire a rendere quella "terra dei forti" (caratterizzata dalle fortificazioni che austriaci e italiani eressero a presidio della valle tra il 1848 e la fine del secolo) qualcosa di vivo e di avvertibile, un territorio dalle forti connotazioni non solo paesaggistiche, architettoniche e naturalistiche, ma un vero, riconoscibile terroir.
Per fare questo, per riuscire in questo tentativo di dare unità e visibilità ad una zona, la bassa Valdadige, che ha comunque un fascino non indifferente sia che si scenda da Rovereto sia che la si prenda da Affi senza imboccare l'autostrada del Brennero, Armani, quasi come un missionario, non ha risparmiato energie.
E' riuscito a conglobare attorno ad un progetto un gruppo di produttori tra cui spiccano, in territorio trentino, Letrari, Cascina Ballarin, la Cantina Sociale di
Avio, la Cadalora, Maso Roveri, in terra veronese, le Fraghe, ha fatto approvare la creazione della sottozona Terra dei Forti all'interno dell'ampia, troppo ampia e indistinta Doc Valdadige e, soprattutto, vincendo scetticismi, esitazioni, ironie, ha avuto la forza, in quel mare di Pinot grigio che anch'egli contribuisce a produrre e ad inviare nel mondo, di creare un'oasi, uno spazio al di là del mercato e delle mode che i signori della chiocciola, se fossero davvero attenti alla salvaguardia delle più autentiche tradizioni di una zona e non venissero distratti da altri interessi, avrebbero dovuto mettere sotto tutela e ufficialmente adottare.
Armani, difatti, in un mondo del vino che va verso la standardizzazione ed il testardo e commercialmente orientato basarsi su poche varietà (lo Chardonnay, il Sauvignon, il Cabernet ed il Merlot su cui lui stesso lavora, peraltro con ottimi, convincentissimi risultati, soprattutto nel Sauvignon Vigneto Campo Napoleone e nel rosso Corvara dove un 30% di Corvina serve a dare carattere), persegue la lucida follia di salvare dalla sparizione un vitigno che ufficialmente non c'è e non dovrebbe esistere, almeno secondo i repertori ufficiali che sanciscono quali varietà possano presenti in un dato territorio, autorizzate e raccomandate, e quali invece no.
Con un'operazione che con felice definizione l'amico Angelo Peretti ha chiamato di "archeologia del gusto", Armani da alcuni anni va recuperando e riproponendo all'attenzione un vitigno, il cosiddetto foja tonda, di cui analisi ampelografiche e del DNA sanciscono la differenza, sia dall'Enanzio, presente nell'area di Avio, che dal vitigno toscano Foglia Tonda, e che studi approfonditi quinquennali effettuati presso l'Istituto Agrario di S.Michele all'Adige da ricercatori quali Stefanini e Tommasi hanno stabilito essere "una varietà del tutto a se stante, appartenente solo al territorio della Vallagarina meridionale e residente in quest'area da "sempre", addirittura, all'epoca dell'ultima glaciazione". Una varietà imparentata con le vecchie viti "lambrusche" o "labrusche" che ci riportano ai primordi della viticoltura, alla vitis silvestris, alle vecchie viti prefillosseriche su piede franco.
Testardo come un mulo, capace di dare vita a convegni scientifici atti a richiamare l'attenzione su questo unicum viticolo, Armani, proprio di recente, assieme a Paolo Castelletti ha fatto partire la richiesta di reiscrizione della "nuova" varietà denominata Casetta, con i sinonimi di Foia Tonda o Maranela. Conoscendolo e apprezzando la sua tenacia siamo convinti che ce la potrà fare e arrivare al riconoscimento da parte del ministero della varietà in modo ufficiale forse già entro la vendemmia prossima o forse entro l'estate.
Non ci aspettiamo di certo che la riscoperta e la restituzione a piena dignità di questa varietà autoctona dalla buccia sottile che va trattata quasi come un Pinot nero e quindi con ogni delicatezza, possa cambiare il destino viticolo di quest'area ormai segnata dal dominio del Pinot grigio, ma considerati alcuni veri e propri "miracoli" già messi a segno, ovvero l'essere riusciti a coinvolgere in un progetto comune i sindaci del territorio che comprende Rivoli veronese, Brentino, Dolcé e Avio e a trovare un filo rosso tra Trentino e Alto Veneto nel nome del sud della Vallagarina, ci fa bene sperare.
Per chi vuole conoscere cosa possa essere oggi, nel pieno di un'era di merlotizzazione imperante, il profumo ed il sapore ed il fascino unico, quasi indescrivibile e arcano di un vino e di un vitigno che ufficialmente non esistono e che vengono da lontano e che danno la misura dell'antica tradizione vinicola di questa zona, il vino c'è e Albino Armani lo produce con l'amore, le cure instancabili, la passione mai doma, la fede e la sana follia che, forse, non riserverebbe nemmeno ad un grande cru di Borgogna o di Bordeaux, se la sorte lo portasse improvvisamente a diventare proprietario di un Montrachet o di un Clos.
Il vino, una Igt Vallagarina rosso, si chiama, e non poteva chiamarsi altrimenti, Foja tonda, e prima che arrivi definitivamente l'estate vi consigliamo di venirlo a provare direttamente in loco, in qualche trattoria caratteristica dove le influenze trentine si sposano con quelle veronesi in una cucina semplice e saporosa dove i formaggi come il Monte Veronese Dop d'allevo, gli asparagi, le lumache, la lucanica, le carni alla brace, la selvaggina, la magnifica polenta con farina di Storo, dettano legge.
Proviamo a descrivere dunque questo vino, convinti che solo l'assaggio diretto potrà rendervi il piacere di scoprire un prodotto uguale solo a se stesso, pieno di carattere, "zergo" lo definisce bene Veronelli intendendo sottolineare la sua "elegante rusticità", apparentemente scontroso ma soprattutto schietto e orgoglioso d'essere unico ed inimitabile.
Colore rubino violaceo intenso, consistente, profondo, ma vivace, ricco di polpa, mostra subito al naso un carattere fruttoso / selvatico spiccato che ricorda la mora di rovo con un leggero accento speziato, la prugna matura ma non troppo, e soprattutto la fragola di bosco. Un vino, per dirla con un termine locale intraducibile, che "sa de freschin", che ha mantenuto la vivezza, la naturalità, la terrosità dell'uva e del terreno su cui nasce, che è concentrato, ma soprattutto espressivo, un po' ribelle e irriducibile ad una definizione. Così si conferma anche al gusto, con una bocca di bella consistenza, segnata da un frutto nitido e succoso, ancora vibrante, leggermente amaro sul fondo, piacevolmente tannico e molto sapido, dal carattere saldo, brusco, nervoso, saporito che sembra non concedersi interamente e preferisce farsi rincorrere come un folletto, mantenendo una certa lunghezza, persistenza e densità. Difficile, anzi impossibile, trovare un termine di paragone, anche se in qualcosa potrebbe ricordare un Marzemino, oppure un Refosco dal peduncolo rosso di quelli buoni, ma con una maggiore, prugnosa, terrosa, selvatica vivezza. In piemontese lo si potrebbe definire, ma dimenticatevi il vino, che non c'entra in alcun modo, un "arneis", un tipo bizzarro, burbero, imprevedibile, scontroso, ma non cattivo. Sembrerebbe un limite, un elemento limitativo, ma se si ricorda che proprio le persone dotate di maggiore carattere e personalità hanno, inevitabilmente, un carattere non docile, che può pungere e forse incutere timore, ecco tracciato il migliore complimento per questo Foja tonda, orgoglioso e consapevole della propria unicità, ma pronto ad accogliere a braccia aperte l'amante di Bacco che sappia capirlo e diventargli amico, sorso dopo sorso.

Franco Ziliani


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