Grignolino del Monferrato
Casalese 2000

Tenuta la Tenaglia


Vendemmia: 2000
Categoria:
Vino rosso Doc
Uve: Grignolino
Gradazione Alcolica: 13° vol.


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Grignolino del Monferrato Casalese 2000 Tenuta la Tenaglia
Tenuta la Tenaglia
Via Santuario di Crea,6 - 15020 Serralunga di Crea (AL)
in collaborazione con:

Se per i Dolcetto, qualche settimana fa, ci eravamo spinti, da convinti estimatori, a sostenere la necessità di un "tutore" e a lanciare un "grido d'allarme perché il Dolcetto sia convenientemente sostenuto", nell'accingerci a scrivere di questa altra cultivar piemontese, astigiana e monferrina in particolare, dovremmo come minimo evocare la comparsa di un WWF, o di Italia Nostra del vino.
Difatti se il Dolcetto, bene o male, non se la cava malaccio, soprattutto nel caso dei produttori che nell'albese possono contare sull'effetto trainanti delle grandi Docg come Barolo e Barbaresco, la varietà a cui favore vogliamo oggi spezzare una lancia convinta e decisa non ha la fortuna di giovarsi di fratelli maggiori del genere e la sua tutela è unicamente affidata ad un vitigno a sua volta in fase di rilancio e di definizione di nuova identità come la Barbera.
Stiamo parlando del Grignolino, un vino rosso, DOC dal 1974, di cui esistono due distinte denominazioni, Grignolino di Asti e Grignolino del Monferrato Casalese, l'area dove, storicamente, il vitigno, sicuramente vitigno di origine casalese-astigiana, avrebbe avuto origine e dove si sarebbe diffuso sino a trovare la sua nicchia microclimatica ideale.
Il suo strano nome si dice possa derivare da "grignòla", ovvero vinacciolo, (dal latino Grandeola"), dato che l'uva del Grignolino ha molti semi. Secondo altri il nome deriverebbe invece dal gusto acidulo del vino, che fa "digrignare i denti", in piemontese "grignè", che significa però anche ridere.
Alcuni ampelografi sostengono che il Grignolino casalese fosse conosciuto, nell'antichità, come "Barbesino", "Balestra", "Verbesino", "Arlandino", "Rossetto".
Da alcuni atti notarili datati tra il 1246 e il 1287, custoditi nell'Archivio Capitolare della Cattedrale di Casale Monferrato, risulta che i canonici dell'epoca sottoscrivevano rigorose clausole nei contratti di affitto delle loro terre affinché non fossero violati appezzamenti adibiti a questa varietà. La prima notizia della sua coltivazione si trova in documenti di censimento di terreni del capitolo dei canonici di Casale Monferrato del 1252, 1253 e 1254, nei quali lo si definisce "bonis plantis". In seguito, grazie ai forti contributi dei ricchi banchieri astigiani, il commercio di questo vino s'incremento' notevolmente ed il nome Grignolino prese il sopravvento sugli altri e con questo nome, nell'Ottocento, seppe conquistare il favore dei re e della nobiltà sabauda.
La sua zona di origine e' localizzabile in un'area compresa tra Asti e Casale, ancora oggi identificata come la sua vera zona di produzione, ma poi si diffuse in altre zone dell'alessandrino, soprattutto verso Tortona.
Vino stranissimo e ben difficilmente riconducibile al gusto oggi dominante che invece del suo colore rubino chiaro, del profumo delicato e poco intenso, leggermente erbaceo, del gusto tannico e appena amarognolo predilige i rossi intensamente colorati, ricchi di corpo, rotondi, morbidi e ruffiani, il Grignolino oggi sembra essere confinato alla riserva di quei vini, localmente apprezzabili e molto tipici, forse troppo, che per il loro carattere anarchico, scontroso, quasi da bastian contrario, che muta notevolmente da annata ad annata, rendono difficile una loro classificazione, al punto da rischiare l'incomprensione e l'oblio.
Eppure, se considerato in sé nelle sue migliori espressioni e non paragonato, stupidamente, ad altri vini di cui non possiede e non avrà mai le medesime caratteristiche, un buon Grignolino possiede pregi difficilmente riscontrabili in altri vini rossi, la gradazione alcolica non elevata, uno stile da rosé naturale, la capacità di essere servito ancora più fresco durante la stagione estiva e per quanto concerne gli abbinamenti enogastronomici, la capacità di esaltare i sapori di cibi grassi, e di sposarsi meravigliosamente oltre ai primi piatti della cucina astigiana e monferrina, a preparazioni a base di fegato o di interiora (è il vino top su un piatto old Piemont come la finanziera ...) svariati piatti a base di pesce, umidi con intingoli al pomodoro, zuppe e brodetti.
E' un vino curioso, difficile da descrivere e anche abbastanza difficile da trovare, al ristorante, fuori della cerchia regionale piemontese, ma che a nostro avviso merita, come tanti altri piccoli gioielli di questa meravigliosa terra da vino, di essere preso più seriamente in considerazione, perché se parole come resistenza all'omologazione, difesa delle peculiarità e delle diversità enologiche, tutela delle tradizioni vinicole di un territorio hanno un senso - e io credo l'abbiano veramente - allora per un vino "minore", ma di grande dignità come il Grignolino non può certo mancare uno spazio vitale ed una nicchia di mercato.
L'essenziale è produrlo al meglio, proprio come fa dal 1980 una grande signora del vino come Delfina Quattrocolo nella sua splendida Tenuta la Tenaglia di Serralunga di Crea, (celebrata anche per i suoi Barbera Emozioni e Giorgio Tenaglia, per lo Chardonnay Oltre e per il magnifico Paradiso speziato e ricco di sapore), forse una delle più affascinanti località del vino in Monferrato.
Il Grignolino della Tenaglia, anno dopo anno, in passato quando il consulente dell'azienda era l'ottimo Donato Lanati, ma anche oggi quando da alcune vendemmie le redini tecniche sono passate al toscano Attilio Pagli, si conferma Grignolino paradigmatico, ottenuto da un vigneto di tre ettari e mezzo, posto a circa 400 metri d'altezza, rivolto a sud, sud-ovest, posto su terreni calcarei e allevato a Guyot, con 4000 piante per ettaro ed una resa contenuta in 60 - 70 quintali massimo.
Prodotto con una vinificazione tradizionale con fermentazione in acciaio, malolattica svolta e affinamento, sempre in acciaio, sino all'imbottigliamento, si impone subito, appena versato nel bicchiere, per il suo bellissimo colore rubino chiaro brillante, dai riflessi luminosi che ricordano il corallo ed il melograno, e soprattutto per il suo profumo davvero caratteristico, floreale - erbaceo e speziato, che evoca il pepe (bianco), il geranio, piccoli frutti rossi maturi ma non troppo, e appare vivacissimo e pieno di allegria.
Il gusto conferma in pieno la ricchezza di nerbo, l'incisività del vino, con una bocca asciutta, leggermente terrosa e asprigna, molto saporita e sapida, sostenuta da tannini così intensi che non s'immaginerebbero in un vino del genere, che danno sostegno, lunghezza, consistenza e persistenza al vino senza mai mordere, assicurando piacevolezza ed equilibrio al palato. Un ottimo vino che servito ben fresco in una cena all'aperto e proposto su antipasti misti di salumi, umidi di carne, cima alla genovese, vitello tonnato, vi farà fare sicuramente una splendida figura con gli amici.


Franco Ziliani


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