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Valtellina Sforzato 1998
Aldo Rainoldi
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Vendemmia: 1998
Categoria: Sforzato
Uve:Chiavennasca (Nebbiolo)
Gradazione Alc.: 14,5° vol.
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Valtellina Sforzato 1998 Aldo Rainoldi
CASA VIN. ALDO RAINOLDI
VIA STELVIO, 128 - 23030 CHIURO (SO)
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in collaborazione con:

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Conversando di vino ed enologia, quando il discorso viene a cadere sui vini lombardi, in novanta casi su cento si finisce inevitabilmente con il magnificare i risultati ottenuti dalla Franciacorta con le sue bollicine nobili, oppure si rimpiangono i ritardi progettuali e le pigrizie mentali che rallentano, da troppo tempo, il futuro dellOltrepò Pavese, ma troppo spesso colpevolmente ci si dimentica, chissà perché, che la Lombardia del vino, Lugana a parte, ha unaltra importante carta vincente da schierare, la Valtellina.
Proprio questa zona "di confine", con i suoi caratteristici vigneti di montagna, con forti pendenze e terrazzamenti ed un numero dore di lavoro per ettaro doppio o triplo rispetto ad un vigneto di media collina o di pianura, da un lustro a questa parte ha imboccato la strada giusta.
Lo status di Docg concesso, a partire dai vini della vendemmia 1998, alla tipologia Valtellina superiore (con le sue diverse tipologie Grumello, Inferno, Sassella e Valgella), non ha fatto altro che ratificare, da un punto di vista normativo e legislativo, il percorso qualitativo tracciato da un consistente numero di produttori, anche se i margini di miglioramento che ancora sintravedono sono ancora notevolissimi.
I Valtellina superiore sono lavanguardia di questo rinascimento, ma, proprio come accade in Valpolicella, dove è lAmarone, e non il Valpolicella, il vino più pregiato, la Valtellina trova nello Sforzato (o Sfursat in termini dialettali) il più ambizioso e titolato dei propri prodotti.
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Le uve sono ovviamente diverse, e nel caso dello Sforzato si riconducono sostanzialmente al Nebbiolo (o Chiavennasca come viene localmente definito questo pregiato vitigno). I vigneti migliori per lo Sfursat si trovano a 400 - 450 metri di altitudine, su terrazze esposte a sud e ben ventilate.
La tecnica di produzione, ovvero la "forzatura" (da cui il nome del vino) è analoga a quella utilizzata in Valpolicella e prevede che le uve migliori, attentamente selezionate, portate a maturazione avanzata o surmaturazione, una volta raccolte vengano disposte su graticci, ovvero distese in un unico strato su superfici con telaio di legno o di canne, in locali asciutti e ben aerati denominati fruttai, e lì lasciate, attentamente controllate, per due tre mesi, eliminando gli acini rotti che tendono a marcire. In questo periodo ha luogo il fenomeno dellappassimento e luva perde intorno al 40% del proprio peso: da 2 Kg. di uva fresca si ottengono 1,2 Kg. di uva appassita, da cui deriva una bottiglia di vino.
Nella fase dappassimento le attività enzimatiche proseguono, se pure attenuate, e avvengono importanti trasformazioni biochimiche. Il grappolo, sebbene staccato dalla pianta, continua a vivere: perde acqua, aumenta il tenore degli zuccheri, e nascono sostanze aromatiche che non esistono nelluva fresca e una volta eseguita la pigiatura e la vinificazione, caratterizzeranno e renderanno unici i vini così ottenuti.
Sullo Sforzato, che negli ultimi sei sette anni è stato oggetto di un progressivo processo di riscoperta e di rivalutazione e che oggi si avvia a diventare, nelle sue migliori espressioni, uno dei più importanti rossi italiani, si scontrano due diverse scuole di pensiero e due filosofie contrapposte. Da una parte troviamo chi ritiene si debba continuare a produrre in maniera tradizionale, rispettando tutte le pratiche ed i tempi di affinamento in legno, abbastanza lunghi, per arrivare ad un vino dove limprinting del Nebbiolo debba risaltare in massimo grado. Dalla parte opposta, invece, coloro che, in nome del mercato e dellevoluzione del gusto del consumatore moderno, ritengono che, pur rispettandone sostanzialmente lidentità, anche lo Sforzato debba
sforzarsi di modernizzarsi e attraverso macerazioni più brevi, lutilizzo dei piccoli fusti di rovere francese e alcuni accorgimenti in forma di maquillage possa raggiungere uno stile meno marcatamente valtellinese e più internazionale nellappeal.
La Rainoldi di Chiuro è una delle aziende leader nel panorama dello Sforzato valtellinese, e negli ultimi anni deve la sua fama soprattutto al Cà Rizzieri, ormai un abbonato ai "tre bicchieri", che sta introducendo un nuovo e personale concetto di Sfursat, ovvero di un vino che partendo dalla ovvia e indispensabile sottolineatura varietale, dagli aromi di Nebbiolo, pardon di Chiavennasca, è arrivato a costruire uno stile, nel corredo aromatico e nel gusto, decisamente personale. E un vino che incontra un particolare successo ed é passato dalle diecimila bottiglie del 1995 alle circa trentamila del millesimo 1998.
Anche se trovo molto valido e affascinante, per molti versi, il Cà Rizzieri, e arrivo a capire perfettamente come sia potuto diventare un vino cult per molti appassionati, io preferisco decisamente, quale esempio di vino espresso dal Nebbiolo, ottenuto con la tecnica dellappassimento, prodotto in Valtellina, e non quindi un vino international style, riproducibile ovunque, lo Sforzato "normale", classificato "quattro grappoli" dalla Duemilavini 2002, 76/100 (contro i 73/100 del Fruttaio Cà Rizzieri) da Luca Maroni, e del tutto inspiegabilmente quotato sotto i 12/20 (sic !) da Alessandro Masnaghetti nella nuova guida dellEspresso.
A me, anche se parte della critica si è mostrata tiepida a suo riguardo, questo Sfursat 1998, invece, è piaciuto molto, partendo dal colore, rubino intenso che vira leggermente sul granato, ma ancora molto vivo e giovane nelle sfumature, e proseguendo con il naso, caldo, carnoso, inconfondibilmente "nebbioloso", seppure in versione da appassimento, con le sue note precise e suadenti di marasca, prugna, spezie, tabacco, sottobosco, noce moscata, chiodi di garofano, marron glacé, non prive di sapidità e di un accento quasi minerale.
Al gusto il vino mostra un considerevole spessore, una tessitura vellutata e avvolgente, un corpo saldo e asciutto, una solida struttura tannica, una notevole persistenza in finale di bocca, una giusta, vivace acidità e una bella freschezza, che equilibrano e rendono piacevole il frutto intenso colto a piena maturazione. E ancora un vino abbastanza giovane, con qualche spigolosità, un filo di gradevolissima ruvidezza, ricco di calore, ma, vivaddio !, ben lontano dai troppi concentrati frutto marmellatosi nei quali ci simbatte al giorno doggi, pieno di sapore, dalla dolcezza calibrata, perché sempre di un vino nato da un appassimento ragionato di vue si tratta, ma che non sacrificano mai il nerbo e di carattere da vino di montagna, da autentico Nebbiolo nato nelle "ridotte" vinicole valtellinesi.
Dal punto di vista degli accostamenti gastronomici, potete fare un esperimento e provare due diverse filosofie dabbinamento. Vedere, molto tradizionalmente, questo Sfursat come un vino da carni rosse, quale è, da brasati, cacciagione, selvaggina, e ovviamente da formaggi ricchi e saporiti, primo tra tutti il Bitto, ma anche un Valtellina stagionato, un Branzi dalpeggio, una Raschera piemontese, oppure pensarlo e utilizzarlo come vino "da meditazione", da godersi e centellinarsi in perfetta solitudine, senza il "disturbo" portato dai cibi, quasi fosse un grande Porto, un Madera, un vino da dopo pasto.
In ogni caso, senza alcuno
sforzo, questottimo Sforzato di Rainoldi, di cui non va dimenticato il prezzo ragionevole, 23,24 _, farà la sua splendida figura e la bottiglia non resterà di certo piena sul tavolo
Franco Ziliani
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