Colli della Toscana Centrale Syrah Case
Via Fontodi 1998



Vendemmia: 1998
Categoria:
Vino rosso Igt
Uve: Syrah
Gradaz. Alcolica: 13,5° vol.


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Colli della Toscana Centrale Syrah Case Via Fontodi 1998
TENUTA FONTODI
Via San Leolino 89 - 50020 Panzano (FI)
in collaborazione con:

Nella gamma dei vini “scommessa”, quelli che ormai in Italia si producono perché fa fino, perché regalano immagine, prestigio e considerazione all’azienda (e al suo enologo consulente) che li tentano, i vini base Syrah, il magnifico vitigno che, originario del Medio Oriente, ha trovato la sua patria enologica in Francia, nella Valle del Rodano, prima di diffondersi, con straordinario successo, in Australia, sono ancora, fortunatamente, ad una fase sperimentale. Varietà nobilissima, ma molto difficile, che richiede terreni particolari e ambienti molto luminosi, non ha ancora incontrato il successo toccato al Cabernet e al Merlot, veri vini simbolo dei nostri tempi, ma la sua presenza inizia progressivamente a segnalarsi in aree dove non avremmo mai pensato d’incontrarlo.

Vini base Syrah vengono prodotti nell’albese, talora con notevoli risultati e buona notorietà come nel caso dell’Harys dell’amico Giacolino Gillardi a Farigliano e del Montalupa Rosso di Ascheri, entrano, più o meno clandestinamente, nell’uvaggio di qualche Langhe rosso, fanno la loro apparizione in Monferrato e a Gavi, come nel caso del Tamino di Morgassi superiore. Spostandoci poi verso nord – est ne troviamo traccia in qualche vino altoatesino, li incontriamo, ora che la varietà è stata ufficialmente autorizzata, in Trentino, li peschiamo in Sicilia, dove una casa molto attenta ai trend e alle mode come Planeta, il cui wine maker, Carlo Corino, non casualmente viene definito come “il più australiano degli enologi italiani”, ha fortemente voluto introdurre, pensando agli Shiraz della Barossa Valley, questa cultivar.
La regione però dove il Syrah sta entrando con maggiore determinazione in vigna e dove molto probabilmente esistono le condizioni migliori per una sua armonica acclimatazione, è, naturalmente, la Toscana.
Nella terra del Chianti e del Brunello la Syrah (al femminile, come la chiamano in Francia) è storicamente presente, in provincia di Lucca, da almeno un secolo, tanto da essere prevista nel disciplinare di produzione del Montecarlo rosso, accanto a Sangiovese, Cabernet, Merlot, Canaliolo. E da essere vinificata in purezza, con magnifici risultati, da aziende come Fattoria Wandanna dell’ottimo, simpaticissimo Ivaldo Fantozzi.
Dalla splendida area delle Colline Lucchesi e di Montecarlo la Syrah si è rapidamente spostata e va diffondendosi, a macchia di leopardo, anche in altre zone, dal Chianti Classico a Montalcino, dalla Maremma a Montepulciano. Viene vinificata in purezza, talora con risultati – dicono, le guide – molto convincenti, come nel caso dei vini di Poggio al Sole, Villa Pillo, del Cortona Il Bosco dei Tenimenti D’Alessandro,
Oppure, e sarebbe molto interessante, interrogando vignaioli ed enologi, indagare sul suo utilizzo, quasi a mò di concia, di tessera di un puzzle, nella fattura di vini che si vogliono complessi e variegati, tipo il Val di Cornia Subertum di Lorella Ambrosini a Suvereto, del Camartina di Querciabella, del Bolgheri rosso Piastraia di Michele Satta a Castagneto Carducci, del Sant’Antimo Summus di Banfi, del Guado al Tasso di Antinori, del Ghiaie della Furba di Capezzana. O dell’incredibile, mi riferisco al nome allucinante scelto per il vino, “Wine Obsession” di Vignamaggio…Mi fermo qui, ma l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo.
L’azienda che sinora dimostra di avere maggiormente capito l’anima e lo spirito di un vero Syrah in terra toscana e che ha raggiunto con continuità, come hanno riconosciuto anche certe guide e Wine Spectator (tre bicchieri e 5 grappoli e 95/100 di James Suckling per l’annata 1998), mi sembra però essere, senza alcun dubbio, Fontodi a Panzano in Chianti.
Il suo Syrah, prodotto per la prima volta nel 1990, dopo 5 anni di sperimentazione sul vitigno, e giunto ormai alla ragguardevole produzione di 10 mila bottiglie, nasce da un vigneto di 4 ettari posto a 380 metri di altezza, esposto a sud, sud-ovest, con una densità di 5900 viti ed una produttività media di quaranta quintali per ettaro. La vendemmia avviene a settembre inoltrato, appena prima del Sangiovese.
La vinificazione si svolge in maniera tutto sommato tradizionale, con fermentazione e macerazione della durata di 18 giorni in vasche d’acciaio inox a temperatura controllata (28-30 gradi) e una maturazione in barrique nuove di Allier che si protrae per 12 – 15 mesi, seguita da un affinamento in bottiglia di sei mesi.
Dopo aver ottenuto 93/100 da Wine Spectator con l’annata 1990, il Case Via Syrah si è riproposto con grandi ambizioni con l’annata 1998, che la stessa rivista Usa definisce “il migliore mai prodotto”, ma che secondo Alessandro Masnaghetti, curatore della nuova guida dell’Espresso, merita solo 14,5/20, surclassato, sempre in materia di Syrah di Toscana, dal vino della poco nota azienda Fossi (18,5/20) e da quello di Poggio al Sole (16,5/20) e pari merito a 15,5/20 dai 1999 Cortona Syrah della Tenimenti D’Alessandro e Collezione De Marchi di Isole e Olena.
Confesso di non conoscere il Syrah di Fossi, che la neo guida dell’Editoriale l’Espresso definisce il Super Tuscan dell’anno, ma il Case Via Colli della Toscana Centrale mi è sembrato il migliore Syrah italiano mai degustato e la più convincente testimonianza che le aziende toscane (la stessa Fontodi, Castello di Ama, Tenimenti Ruffino, Banfi, ecc.) invece di rincorrere la folle, impossibile chimera del Pinot nero, che non potrà mai riuscire bene nella terra di Dante, farebbero bene a concentrare i loro sforzi e gli investimenti, in vigna ed in cantina, sulla varietà principe della Côte du Rhône.
Non si può difatti rimanere impassibili, e cavarsela con un anonimo, o quasi, 14,5/20, caro amico Alessandro, parlando di vini “troppo rustici nella componente aromatica” e privi “della finezza che li aveva sempre contraddistinti”, di fronte a questo bellissimo “vino frutto” (non so come la pensi Maroni in merito) quant’altri pochi, a questo splendido capolavoro di potenza - concentrazione – equilibrio. Un vino che dimostra, se ce ne fosse bisogno, che in Toscana la barrique può essere un utile complemento, un valido strumento di cantina (non un magico toccasana !) se la materia prima che le viene affidata per la “elevazione” è di primario, assoluto valore, come in questo caso.
Colore rubino violaceo, profondo, impenetrabile, inchiostroso, se mi passate l’aggettivo, con un’impressione immediata di consistenza, polposità e grassezza, il Syrah Case Via mette in mostra un naso denso, caldo, selvatico, con sfumature animali, dove un frutto nitidissimo, carnoso, sparato e suadente come pochi, tutto mora di rovo, amarena, prugna, mature ma ancora integre e non ridotte a marmellata, viene arricchito da note balsamiche mentolate, speziate (pepe nero appena macinato e chiodi di garofano), venature floreali (lavanda), accenni di polvere da sparo, cioccolato fondente e cuoio.
Al gusto, con una perfetta corrispondenza naso – bocca, il vino mette in scena un magnifico spettacolo all’insegna della dolcezza, con una magnifica struttura tannica, in sottofondo, presente ma vellutata e discreta, a fare da cornice, da solida impalcatura ad un frutto succoso che ricorda la mora di gelso e la marasca, ad una perfetta rotondità senza spigoli, levigata, elegante, calibrata ma estremamente viva, ad una materia che si dispone, quasi cioccolatosa, a strati, assicurando grasso, polpa, lunghezza gustativa e bella persistenza, ma senza sacrificare, nonostante il volume del vino, la sua dichiarata consistenza, un’estrema piacevolezza e godibilità. Un modo diretto, facile, di comunicare.
Mi sono accorto di aver quasi elevato un magnificat a questo Super Tuscan, perfetto sulla cacciagione e su carni rossi impreziosite da densi fondi bruni e da una generosa spazzolata di tartufo, ma credo proprio che mai complimento, per un vino (extra Piemonte e Barolo) sicuramente tra i più emozionanti di questo 2001, sia tanto meritato. Chapeau !

Franco Ziliani



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